Palermo ti immerge in un percorso emozionale. Un po' come essere buttati nel mezzo di una fitta foresta; ma prima di ritrovare un'ipotetica via d'uscita, bisogna ritrovare noi stessi, cercare di equilibrare le nostre emozioni.
A Palermo ci si esercita giornalmente ad equilibrare le emozioni, attorno a quel filo sottile che a Palermo divide la vergogna e il compiacersi di vivere qui. Ma la cosa più affascinante è che non si riesce facilmente ad uscirne da questa situazione. Spesso ci si prova con un aereo, ma il risultato non è assicurato.
Ci si può provare con tutte le forze che si possiedono ad amarla, ma spesso è molto più facile odiarla, ci fa sentire al di fuori da quello che critichiamo di questa città, perché noi a volte non vorremmo essere Palermitani, proprio quelli del " Palermo è bella, sono i Palermitani che fanno schifo " . Eppure lo siamo, ci siamo dentro; quello è un altro dei tentativi con cui tentiamo di distaccarci da qualcosa di inspiegabile, cioè il rapporto con la città.
Quando mi capita di accompagnare qualcuno per le vie della città ci tengo a dire che in pochi luoghi si può trovare questa esasperata presenza di contraddizioni, che non ci permettono di esprimere giudizi chiari su cosa vediamo intorno a noi. La si può amare, forse, ma per amarla devi aver provato ad odiarla prima, ma proprio tanto. Bisogna capire che amore e odio a volte sono davvero due facce della stessa medaglia.
Palermo non si presenta bene ai visitatori, non è una città accogliente, ma disorienta, perché per farsi amare devi fare tu il primo passo. Dopo quello, sopraggiungono anche stupore e molti piaceri nel farsi incantare da questa città, ma rimane la rabbia, rimane il dispiacere. Perché è proprio quando ti accorgi del suo carattere più celato, quello bello, che ti chiedi perché ci sei stato così tanto a scoprirlo, e soprattutto perché nessuno te ne aveva mai parlato prima.
Ma forse è anche meglio così, Palermo non possiede una bellezza scontata, devi ricercarla negli aspetti più nascosti agli occhi comuni, e quando si inizia, non si finisce mai di essere stupiti di quanto riusciamo maledettamente a nascondere i suoi aspetti più nascosti; perché si, le bellezze sono lì, sotto casa nostra, ma noi non abbiamo spesso gli occhi giusti per osservarle.
Un oscillare continuo tra diverse emozioni contrastanti che ci fanno perdere la speranza che questa città possa essere compresa e spiegata razionalmente. Non si può, al massimo possiamo abbandonarci a lei come dei figli in attesa di un'adozione dalla cui non sappiamo cosa ci aspetta.
Davide
" Sometimes I feel like I don't have a partner, sometimes I feel like my only friend is the city I live in, the city of angels, lonely as I am, together we cry "
(Under the Bridge - Red Hot Chili Peppers)
Luoghi, esperienze, persone. Buona lettura! - blog a cura di Davide Renda
sabato 12 aprile 2014
sabato 1 marzo 2014
Poesia: Alla Sicilia
Alla Sicilia
Ami essere struggente,
e terra dalle mille identità.
Abbatti il nuovo, conservi il
vecchio
con le esauste braccia
di una madre che troppi figli ha visto
partire.
Domini l'animo, infervorandolo di una
passione
insostenibile, che solo l'amore riesce a donare.
Violenti i sogni di ogni giovane mente,
stringendo cupamente ogni cuore romantico
che pretende di
cambiarti
ricambiando il tuo amore;
non vuoi essere svegliata,
non vuoi essere portata tra i venti del cambiamento,
sei profondamente Isola, sei un richiamo al solenne
riposo
attraverso cui, riluttante,
resisti alla tentazioni del tempo, che in
te
assume una condizione unica, e che in
me
è la spinta per cui, con il cuore impietrito
ti lascerò, per non sentirmi più
soffocato
tra le tue dolci braccia.
Davide, 24 Maggio 2013
Ami essere struggente,
e terra dalle mille identità.
Abbatti il nuovo, conservi il
vecchio
con le esauste braccia
di una madre che troppi figli ha visto
partire.
Domini l'animo, infervorandolo di una
passione
insostenibile, che solo l'amore riesce a donare.
Violenti i sogni di ogni giovane mente,
stringendo cupamente ogni cuore romantico
che pretende di
cambiarti
ricambiando il tuo amore;
non vuoi essere svegliata,
non vuoi essere portata tra i venti del cambiamento,
sei profondamente Isola, sei un richiamo al solenne
riposo
attraverso cui, riluttante,
resisti alla tentazioni del tempo, che in
te
assume una condizione unica, e che in
me
è la spinta per cui, con il cuore impietrito
ti lascerò, per non sentirmi più
soffocato
tra le tue dolci braccia.
Davide, 24 Maggio 2013
I contenuti presenti sul blog "Il diario di un giovane Siciliano"
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E’ vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.martedì 26 novembre 2013
Panorama di Palermo dalla Torre di San Nicolò all'Albergheria
Grazie alla manifestazione " Le vie dei Tesori ", che ha permesso di visitare luoghi della città spesso chiusi al pubblico e non presenti negli itinerari più comuni, ho avuto l'opportunità di salire in cima alla Torre di San Nicolò, situata tra mercato di Ballarò e il quartiere dell'Albergheria.
Dall'alto si ha una vista mozzafiato della città, e per far godere anche voi di questo bellissimo panorama vi mostro le foto che ho scattato!
Dall'alto si ha una vista mozzafiato della città, e per far godere anche voi di questo bellissimo panorama vi mostro le foto che ho scattato!
| Torre San Nicolò |
| A sinistra, la cupola e il campanile della Chiesa di San Francesco Saverio |
| Il Palazzo Reale o Palazzo dei Normanni con l'osservatorio astronomico sulla parte destra del complesso. Nella parte destra della foto, Porta Nuova. |
| Cattedrale |
| Cupola della Cattedrale |
| A sinistra, cupola della Chiesa di S. Giuseppe dei Teatini, a destra cupola della Chiesa di Santa Caterina. |
| Mercato di Ballarò con i suoi tendoni. |
| Chiesa del Carmine Maggiore |
| Cupola della Chiesa del Carmine Maggiore |
| Ancora una foto della cupola della Chiesa del Carmine Maggiore |
| A sinistra, il grattacielo Ina Assitalia, al centro Chiesa del SS. Salvatore, a sinistra il Teatro Massimo e la torre della stazione dei pompieri. |
| Torrette sopra l'ingresso centrale della Cattedrale (su Via Bonello) |
| Monte Pellegrino |
| Cupola della chiesa di S. Giuseppe dei Teatini |
| Porta Nuova |
| Cupola della Chiesa di S. Caterina |
| A sinistra, cupola di Casa Professa (Chiesa del Gesù) |
venerdì 5 luglio 2013
E se sognassimo di meno?
Ciao lettori! Oggi vi posto il racconto con cui mi sono classificato in seconda posizione al concorso di narrativa " Pietro Piazza ", organizzato nella mia scuola.
Il tema sono i sogni che ogni immigrato porta con sé nella sua vita.
Sogni che non riguardano solo l'immigrato, ma ogni essere pensante.
E se sognassimo di meno?
C’è sempre un sogno nella nostra vita. Il sogno di luogo in cui i progetti possono essere realizzabili, un luogo che possa finalmente dare gli elementi per ripartire da dove si è fallito, un luogo in cui si può cullare ogni desiderio e dove la nostra disperazione può essere cancellata.
La storia del mio amico Thomas è la storia di un gran sognatore; lui viveva di sogni.
Originario del Congo, così come mi disse in uno dei nostri incontri, Thomas aveva impugnato un Kalashnikov all’età di 7 anni. Giocando, combatteva contro entità a lui sconosciute, ma che gli erano state imposte come nemiche. A lui non importava tutto ciò, la sua unica preoccupazione era guadagnare pochi spiccioli per garantire un po’ di cibo a sua madre e ai suoi quattro fratelli. Suo fratello Mohammed era scappato di casa, senza dire nulla a nessuno. Thomas credeva che sarebbe tornato, prima o poi.
All’età di 13 anni, si era procurato una larga ferita sulla fronte a causa di un combattimento corpo a corpo, e aveva cominciato a non sopportare più ciò che faceva. Sognava altro.Crebbe e fu accusato di pensare; non voleva più far parte delle milizie. Nessuno lo accettò più. Il villaggio dove viveva, la famiglia, tutto ciò che era per lui la vita sembrò voltargli le spalle inevitabilmente.
A 16 anni cominciò il suo esilio.
Si spostò di nazione in nazione, poiché sognava di lavorare in Tunisia. Lì trovò ciò che desiderava, un’esistenza più libera e l’occasione di rifarsi.Thomas lavorò in un negozio di tessuti come magazziniere, poiché presentava una vistosa cicatrice nella fronte, che si era provocato a 13 anni, e non era adatto per la vendita ai clienti. Si accorse che guadagnava troppo poco, e non poteva avere altro che delle limitate razioni di cibo da mangiare nella sua baracca costruita con pannelli prelevati qua e là tra le discariche.
Durante la sua permanenza in Tunisia sentì delle storie riguardo alla possibilità di spostarsi verso l’Italia, dove ogni africano poteva godere dello stile di vita occidentale e cambiare definitivamente la condizione sociale. Fu così che decise di imbarcarsi in quello che sembrava l’ultimo viaggio della sua vita.
All’età di 18 anni, Thomas fu ancora una volta schiavo dei suoi sogni. Viaggiò di notte insieme ad altre decine di persone. Scorse negli occhi dei suoi vicini sognatori le stesse emozioni che infervoravano lui e che lo avevano portato nella situazione in cui si trovava. Fu scosso dall’incontro con una madre che allattava la sua piccola creatura. Il bambino piangeva, piangeva continuamente tanto da infastidire Thomas, che non sentiva piangere qualcuno da quando sua madre aveva capito che non voleva più far parte delle milizie. Quel pianto sembrò determinare la prima minaccia che Thomas avvertì nel flusso costante dei suoi sogni.
Arrivò in Sicilia e si spostò a Palermo insieme ad altri immigrati; aveva sentito che a Palermo c’era una comunità di Congolesi che poteva aiutarlo ad integrarsi. Accade qualcosa di inaspettato. In comunità gli dissero che avevano conosciuto un ragazzo molto simile a lui, di nome Mohammed, che si era trasferito a Roma da due mesi. Suo fratello.
Fin dalla prima volta che era partito, non aveva mai pensato che fosse possibile incontrare nuovamente il fratello; aveva digerito il suo allontanamento come qualcosa di ordinario, non era la prima volta che ciò accadeva nel suo villaggio originario. La notizia lo convinse a spostarsi per l’ennesima volta, dopo aver raccolto del denaro lavorando in un negozio gestito da cinesi a Palermo.
Alle porte dei suoi 19 anni, l’occasione di ricominciare in compagnia del fratello lo stimolava ancora una volta a credere che qualcosa di meglio era possibile, che qualcosa di più bello era alle porte e che la sua esistenza poteva finalmente raggiungere stabilità.
Roma si presentò ai suoi occhi con tutta l’imponenza dell’enorme città che aveva immaginato; le sue strade, la sua gente, le sue luci sembravano per lui il compimento di una vita. Capita quando non abbiamo altro in cui credere.
Anche questa volta, Thomas fu schiavo dei sogni.
Quei sogni che ormai diventavano mostruosi burattinai capaci di deviare la coscienza di Thomas verso scelte irrazionali, scelte che ormai determinavano soltanto l’irrefrenabile illusione di un uomo che in realtà inseguiva qualcosa che egli stesso non sapeva definire, come i nemici dei combattimenti a cui aveva partecipato quando era un bambino soldato.
Incontrò Mohammed in una casa di periferia, in cui viveva con altre cinque persone. Non si abbracciarono; il saluto fu freddo. Mohammed aveva lasciato Thomas con un fucile in mano, e questa immagine si presentava tagliente agli occhi del fratello, che quasi lo identificava ancora in quel modo. Si raccontarono a vicenda. Thomas scoprì che stava inseguendo qualcosa che anche il fratello aveva da sempre sognato. Ciò non gli provocò piacere per la condivisione di un destino comune, ma piuttosto lo fece rattristare, perché cominciò a comprendere i risultati negativi che i sogni potevano provocare, al punto che tutto ciò che aveva provato all’arrivo a Roma sembrava essere svanito nel nulla. Infatti, Mohammed lavorava sul Lungo Tevere, vicino Castel Sant’Angelo. Vendeva sciarpe, cappelli, guanti e cianfrusaglie sulla sua bancarella personale. Quando si alzava un po’ di vento o sopraggiungeva il maltempo, la bancarella, instabile, cadeva e tutta la merce finiva per terra, costringendo Mohammed ad affrettarsi per raccogliere ciò che vendeva. Un po’ come la sua vita. E’ lì, presso la bancarella del fratello, che per la prima volta incontrai Thomas.
Un freddo pomeriggio d’inverno avevo deciso di comprare un paio di guanti di lana e mi fermai proprio dove Thomas lavorava con il fratello.
Mi parlò con un italiano che mi fece subito sorridere, perché presentava un forte accento africano che lo rendeva buffo, tanto che accorgendosi dell’ilarità che aveva suscitato, anche lui si mise a ridere.
Dopo il primo incontro, passai più volte da Castel Sant’Angelo. Ad ogni occasione lo salutavo, e capitava di fermarmi per chiacchierare con lui. Il 1° Maggio andai al concerto che si tiene a Roma ogni anno, per passare una piacevole serata con gli amici. Lo incontrai tra la folla, vendeva ombrelli. Mi chiese perché c’era quel concerto, ed io risposi che quel giorno era la festa del lavoro. Thomas mi rispose che doveva lavorare per tutta la serata.
Lo incontrai altre volte sul Lungotevere, e parlammo ancora per più tempo. Attraverso alcune frasi che mi disse compresi quanto era travagliata la storia di Thomas, ed è per questo motivo che decisi di farmi raccontare tutto su di lui, poiché mi interessa capire quali sono i problemi che affliggono gli immigrati.
Ma lui aveva qualcosa che suscitò particolarmente il mio interesse. Ogni volta che raccontava un pezzo della sua storia, il suo viso si velava cupamente di infelicità e sofferenza, fino a diventare assente. Capii che sognava così tanto che non si svegliava mai. Troppe le speranze che aveva riposto nei sogni, così tante che si innalzò fino a non toccare più la realtà. Parlava solo di sogni, speranze, cosa voleva essere. Non era più nessuno e la sua anima sembrava essersi dissolta nel flusso incessante dei sogni che sempre lo avevano accompagnato.
Davide
sabato 8 giugno 2013
Luigi Pirandello - Mie ultime volontà da rispettare
Questo post voglio dedicarlo ad uno dei miei scrittori preferiti, e sicuramente l'autore di cui condivido tanti aspetti della sua visione del mondo. Vi parlo di Luigi Pirandello.
In questo testo si pone non solo maestro di vita, ma secondo me, anche di morte. Non traspare che umiltà da queste sue ultime volontà. Vuole morire inosservato, perché l'intellettuale è spesso convinto di essere un fastidio per il mondo, un diverso che deve essere spazzato via nel silenzio. Ed è quello che lui stesso desidera.
In questo testo si pone non solo maestro di vita, ma secondo me, anche di morte. Non traspare che umiltà da queste sue ultime volontà. Vuole morire inosservato, perché l'intellettuale è spesso convinto di essere un fastidio per il mondo, un diverso che deve essere spazzato via nel silenzio. Ed è quello che lui stesso desidera.
Luigi Pirandello - Mie
ultime volontà da rispettare
I. Sia lasciata passare in
silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera, non che di parlare sui
giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzii né partecipazioni.
II. Morto, non mi si vesta. Mi
s’avvolga nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso.
III. Carro d’infima classe,
quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti, né amici. Il
carro, il cavallo, il cocchiere e basta.
IV. Bruciatemi. E il mio corpo, appena arso, sia
lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere vorrei avanzasse di me.
Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata
in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui."
venerdì 3 maggio 2013
Chiesa Anglicana " Holy Cross ", Palermo
Durante il primo weekend dellla manifestazione " Palermo apre le porte: la scuola adotta la città " (12,13,14 Aprile) ho visitato la Chiesa Anglicana " Holy Cross " situata in Via Roma all'angolo con Via Mariano Stabile, un pò prima di arrivare all'Hotel delle Palme.
Che ci fa una chiesa di professione Anglicana a Palermo?
Per larga parte dell'800 la presenza inglese in Sicilia e particolarmente a Palermo divenne stabile. Gli affari inglesi in Sicilia hanno origine nella figura John Woodhouse, che alla fine del '700 si accorse che il vino di Marsala poteva essere un ottimo investimento, e competere con i già famosi Madera e Porto. La bontà del vino di Marsala conquistò anche il celebre Ammiraglio Nelson, che ne disse << Il vino è talmente buono da essere degno della mensa di qualunque gentiluomo >> . La produzione di vino interessò anche altre famiglie inglesi tra cui gli Ingham e i Whitaker. Joseph Whitaker, figlio di Mary Ingham e sorella di Benjamin, partì dalla Gran Bretagna nel 1819 per aiutare lo zio Benjamin Ingham nell'azienda vinicola a Marsala. Nel 1853 più della metà della produzione del vino Marsala era frutto degli affari della famiglia Ingham - Whitaker, che aveva già dato stretto accordi con Vincenzo Florio, esponente della famosa famiglia imprenditoriale della Belle époque palermitana.
La presenza inglese a Palermo necessitava di un punto di riferimento religioso sia per la comunità inglese presente a Palermo, sia per i connazionali in visita. Ecco perché venne espressa la volontà, nel 1871, di costruire una chiesa di professione Anglicana, secondo l'idea di Joseph Whitaker e Benjamin Ingham Jr, suo cugino. Quest'ultimo morì nel 1872, quindi fu Joseph Whitaker a interessarsi della costruzione della chiesa, che fu finita nel 1875. Gli architetti erano due londinesi, William Barber e Henry Christian.
La chiesa presenta una miscela di diversi stili, ovvero Gotico, Romanico e Bizantino.
Quali gli elementi gotici? Siamo accolti, già all'esterno, dal grande rosone e dal campanile cuspidato. Inoltre, tra gli elementi di sapore gotico abbiamo anche le numerose vetrate colorate all'interno della chiesa
L'impianto è tipicamente romanico, caratterizzato da tre navate separate da due fasci di cinque colonne sorrette da arcate a sesto acuto.
Cosa mi ha particolarmente colpito, è l'abside. Gli elementi al suo interno, i mosaici dorati e le colonnine, mi hanno inevitabilmente richiamato alle testimonianze decorative arabo-normanne che noi già conosciamo in chiese come la Cappella Palatina e il Duomo di Monreale. Ed è proprio questo fattore storico la motivazione per cui nella costruzione della chiesa si è voluto far riferimento anche all'influenza di quel preciso stile architettonico nella nostra terra. Le decorazioni sono state progettate da Francis Cranmer Penroso, un architetto bizantino, e realizzata dalla Ditta Salviati di Venezia. La successione di nicchie (nella foto sono in basso) rappresentano i dodici apostoli, e al centro si posiziona Cristo attorniato dagli Angeli. Nel catino absidale troviamo altri mosaici inseriti in cinque pennacchi, in cui troviamo Cristo al centro e i quattro Evangelisti (in ordine da sinistra verso destra: Matteo, Marco - Cristo - Luca, Giovanni).
Ancora più sopra, insieme a quattro Angeli, troviamo i quattro maestri della chiesa Occidentale: S. Ambrosio, S. Geronimo, S. Agostino e S. Gregorio il Grande.
Intorno all'abside, sopra le nicchie con gli apostoli e Cristo, troviamo la frase “Him that cometh to me I will in no wise cast out” (Colui che viene da me non sarà in al cun modo cacciato via).
Ubicazione
Che ci fa una chiesa di professione Anglicana a Palermo?
Per larga parte dell'800 la presenza inglese in Sicilia e particolarmente a Palermo divenne stabile. Gli affari inglesi in Sicilia hanno origine nella figura John Woodhouse, che alla fine del '700 si accorse che il vino di Marsala poteva essere un ottimo investimento, e competere con i già famosi Madera e Porto. La bontà del vino di Marsala conquistò anche il celebre Ammiraglio Nelson, che ne disse << Il vino è talmente buono da essere degno della mensa di qualunque gentiluomo >> . La produzione di vino interessò anche altre famiglie inglesi tra cui gli Ingham e i Whitaker. Joseph Whitaker, figlio di Mary Ingham e sorella di Benjamin, partì dalla Gran Bretagna nel 1819 per aiutare lo zio Benjamin Ingham nell'azienda vinicola a Marsala. Nel 1853 più della metà della produzione del vino Marsala era frutto degli affari della famiglia Ingham - Whitaker, che aveva già dato stretto accordi con Vincenzo Florio, esponente della famosa famiglia imprenditoriale della Belle époque palermitana.
La presenza inglese a Palermo necessitava di un punto di riferimento religioso sia per la comunità inglese presente a Palermo, sia per i connazionali in visita. Ecco perché venne espressa la volontà, nel 1871, di costruire una chiesa di professione Anglicana, secondo l'idea di Joseph Whitaker e Benjamin Ingham Jr, suo cugino. Quest'ultimo morì nel 1872, quindi fu Joseph Whitaker a interessarsi della costruzione della chiesa, che fu finita nel 1875. Gli architetti erano due londinesi, William Barber e Henry Christian.
| Facciata della Chiesa (da via Roma) |
Quali gli elementi gotici? Siamo accolti, già all'esterno, dal grande rosone e dal campanile cuspidato. Inoltre, tra gli elementi di sapore gotico abbiamo anche le numerose vetrate colorate all'interno della chiesa
| Rosone |
Cosa mi ha particolarmente colpito, è l'abside. Gli elementi al suo interno, i mosaici dorati e le colonnine, mi hanno inevitabilmente richiamato alle testimonianze decorative arabo-normanne che noi già conosciamo in chiese come la Cappella Palatina e il Duomo di Monreale. Ed è proprio questo fattore storico la motivazione per cui nella costruzione della chiesa si è voluto far riferimento anche all'influenza di quel preciso stile architettonico nella nostra terra. Le decorazioni sono state progettate da Francis Cranmer Penroso, un architetto bizantino, e realizzata dalla Ditta Salviati di Venezia. La successione di nicchie (nella foto sono in basso) rappresentano i dodici apostoli, e al centro si posiziona Cristo attorniato dagli Angeli. Nel catino absidale troviamo altri mosaici inseriti in cinque pennacchi, in cui troviamo Cristo al centro e i quattro Evangelisti (in ordine da sinistra verso destra: Matteo, Marco - Cristo - Luca, Giovanni).
Ancora più sopra, insieme a quattro Angeli, troviamo i quattro maestri della chiesa Occidentale: S. Ambrosio, S. Geronimo, S. Agostino e S. Gregorio il Grande.
Intorno all'abside, sopra le nicchie con gli apostoli e Cristo, troviamo la frase “Him that cometh to me I will in no wise cast out” (Colui che viene da me non sarà in al cun modo cacciato via).
| Abside |
Ubicazione
martedì 23 aprile 2013
Loggiato San Bartolomeo, Palermo
In occasione XXIV Giornata internazionale della Guida Turistica del 16 Febbraio ho avuto l'occasione di visitare il Loggiato San Bartolomeo, situato a sinistra di Porta Felice, accanto l'Istituto Nautico.
Il Loggiato, visibile dal Foro Italico, è ciò che è rimasto di un antico ospedale, appunto l'Ospedale S. Bartolomeo, costruito nel 1605, convertito poi nel 1826 in un orfanotrofio, il Conservatorio S. Spirito. Dopo i distruttivi bombardamenti del 1943, l'edificio andò distrutto.Ciò che possiamo vedere oggi, sono due ordini di logge su una facciata bianca.
Il Loggiato, visibile dal Foro Italico, è ciò che è rimasto di un antico ospedale, appunto l'Ospedale S. Bartolomeo, costruito nel 1605, convertito poi nel 1826 in un orfanotrofio, il Conservatorio S. Spirito. Dopo i distruttivi bombardamenti del 1943, l'edificio andò distrutto.Ciò che possiamo vedere oggi, sono due ordini di logge su una facciata bianca.
![]() |
| Fonte: Wikipedia.org |
Oggi sede espositiva, contiene due sale in cui vengono allestite mostre e manifestazioni.
Ho avuto l'opportunità di salire nel tetto, da dove si può godare un bellissimo panorama della città. Posto in seguito alcune foto scattate dall'alto.
| Porta Felice, Foro Italico e Palermo orientale |
| Mura delle Cattive e Palazzo Butera |
| La Cala e Monte Pellegrino |
| Teatro Massimo e Cupola di Sant'Ignazio all'Olivella |
sabato 22 dicembre 2012
I 730 anni della Bandiera Siciliana
Oggi vorrei parlarvi della Bandiera Siciliana, una bandiera che caratterizza il nostro popolo da 7 secoli e può farci ripercorrere la nostra storia attraverso i suoi colori, le sue modifiche, i suoi utilizzi e ovviamente attraverso il simbolo della Trinacria, posto al centro della bandiera.
Partiamo appunto dal simbolo fondamentale, la Trinacria.
Ci sono diverse ipotesi riguardo la sua origine, rispettivamente un'ipotesi Fenicia, una Greca risalente a reperti e scritture del V secolo a.C. e un'altra ancora Minoica del VII secolo a.C. Tale ipotesi non sono le uniche, ma sono invece numerose, proprio perchè il simbolo della Trinacria è anche legato a popolazioni del Sud America, dell'India e della Mesopotamia.
L'ipotesi più comune la lega alla mitologia più vicina a noi. Infatti, la Trinacria è composta dalla testa della principale delle tre Gorgoni, ovvero Medusa, mostro della mitologia Greca, rappresentata con una capigliatura fatta di serpenti e ali d'oro. Inoltre, sono presenti tre gambe piegate all'altezza del ginocchio, che donano allo stemma un movimento rotatorio.
Il nome "Trinacria" trova le sue radici fra lingua greca e latina: greca, in " Trikeles " parola greca composta che significa " Tre promontori "; latina, nella sua derivazione greca, in " Triquetra " che sta per " Tre vertici ". Quindi, applicata l'etimologia alla Sicilia, un'altra ipotesi recita che i " tre vertici " siano proprio gli estremi della forma triangolare della Sicilia, ovvero capo Passero a Siracusa, capo Lillibeo a Marsala, e capo Peloro a Messina.
Successivamente, la Medusa si adorna di una corona di spighe attorno al collo, riferibile alla coltura principale della Sicilia, specialmente in tempi romani quando la Sicilia era il " granaio " d'Italia.
Facciamo adesso un salto, e passiamo al primo utilizzo della vera e propria bandiera, che avviene nel 1282 (data di riferimento della sua nascita).
![]() |
| Bandiera Siciliana del 1282 |
La Bandiera verrà utilizzata per testimoniare l'unità della Sicilia contro la dominazione Angioina.
I colori, inversi rispetto a quella odierna, rappresentavano l'unione di Palermo e Corleone, rispettivamente giallo e rosso. Palermo, capitale fin dalla dominazione Araba, rappresentava dunque il potere, mentre Corleone era un centro agricolo molto importante dell'epoca.
Nelle prime fasi dei Vespri, si applicò alla bandiera anche il motto " An. Tu. Do. " Ovvero ANimus TUus DOminus» cioè il coraggio è il tuo signore. Quindi una frase di incitamento.
Dalla costituzione del Regno, si adottò un'altra bandiera
![]() |
| Bandiera del Regno di Sicilia |
Tale bandiera venne adottata sia in età Sveva che in età Aragonese. La presente qui sopra è stata introdotta con l'incoronazione di Federico III, che come ho detto prima, è avvenuta nel 1296. La bandiera si presenta con una croce di Sant'Andrea e barre d'Aragona in alto e in basso. Sarà la bandiera più longeva della nostra storia Siciliana, poichè restò in vigore fino al 1817, quando fu sostituita da un vessillo con lo stemma dei Borbone. Nonostante l'abolizione, restò in utilizzo fino all'unità d'Italia.
L' Assemblea Regionale Siciliana adotta definitivamente, nel 2000, la bandiera così come la conosciamo oggi.
L' Assemblea Regionale Siciliana adotta definitivamente, nel 2000, la bandiera così come la conosciamo oggi.
Il mio invito è quello di fare tesoro della storia della nostra bandiera, così come della nostra Sicilia.
Curiosità
L'esempio più lampante della diffusione mondiale della Trinacria è osservabile proprio in Nord Europa.
I Normanni "esportarono" la Trinacria fino all'isola irlandese di Man.
Infatti, come potete osservare, nella bandiera dell'Isola di Man appare proprio la Trinacria.
Alla prossima!
Davide
lunedì 27 agosto 2012
Frammenti de " Il giorno della civetta ".
Rieccomi qui! :)
Ho appena finito di leggere " Il giorno della civetta " , romanzo di Leonardo Sciascia, con l'intento devo dire ancora molto "nebbioso" di prenderne spunto per un eventuale discorso all'esame di maturità che terrò tra poco meno di un anno. È uno dei romanzi che più mi è piaciuto, ed è per questo che, dopo averlo letto già una volta, ho scelto di rinfrescarmi la memoria e quindi riprenderlo in mano. Linguaggio che si può definire semplice nella struttura, anche se non capisco bene come mai tanti affermano che non lo è, forse perchè è pienissimo di un linguaggio figurato, che è tanto caro a noi Siciliani che con l'immaginazione ci viviamo, e quindi ci viene abbastanza facile capirlo e assimilarlo.
È un romanzo che ha come tema centrale la mafia, che viene raccontata più come quotidaneità che come un mondo a parte. Infatti, il protagonista è il Capitan Bellodi, proveniente dall'emilia per andare nel profondo Sud e sbattere contro tantissimi muri che cominciano a coinvolgerlo in una spirale senza fine, come la mafia stessa è.Crimini, sotterfugi, conoscienze, barbieri che sanno tutto di tutti, fucili non in regola e capi mafia che hanno bene in mente chi sia uomo e chi no.
Ho chiamato questo post in questo modo perchè voglio trascrivere alcuni pezzi che mi sono piaciuti.Pochi, ma significativi.
Cominciamo con il modo in cui il capo mafia don Mariano Arena cataloga gli uomini tutti. Uno dei pezzi più significativi del romanzo, a mio avviso.
"Io" proseguì don Mariano "ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, chè mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono coe i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha pià senso e più espressione di quella delle anatre."
Una rappresentazione della realtà tipicamente mafiosa, stretta e cruda, tanto che lo stesso Mariano Arena, successivamente, si giustificherà dell'omicidio di un uomo dicendo che prima bisognava considerare se era uomo oppure no. Cioè, se non lo era, quale era il crimine?
Passiamo a qualcosa di più Siciliano..
" Il maresciallo non capiva perchè il capitano stesse applicato a studiare quelle scritture . < È come spremere una cote, non esce niente > disse, alludendo ai fratelli Colasberna e soci, e a tutto il paese, e alla Sicilia intera. "
È la concezione perfetta del siciliano, pensateci un pò: le vere regole, i veri valori, belli o brutti che siano, ma che caratterizzeranno la nostra vita, saranno sempre frutto della nostra famiglia. Mi direte, ma non è per tutti così? Ebbene, penso che per il Siciliano ciò rimanga sempre, la famiglia non si tocca, sputa su tutto quello che vuoi, ma non sulla famiglia, e soprattutto ogni volta che avrò in mano il potere, sempre una famiglia, una cricca, dovrà essere, perchè è lì che trovo rifugio e la mia amata solitudine, ma anche il mio vero potere.
Purtroppo tale concetto, come evidenzia il testo, ha molte connotazioni negative quando ci spostiamo sul fattore criminalità. E di famiglie se ne sanno tante. Mi sa che questa concezione è molto italiana, e non solo siciliana. Un pò come la teoria del padrone.
Alla fine del romanzo, quando il capitano torna a Parma, incontra i suoi vecchi amici, e ne vengono fuori dialoghi a doppia faccia, quella curiosa dei suoi amici verso la Sicilia, e quella sua, sofferente per questa terra, che tanto lo ha umiliato ma che continua ad attirarlo.
Uno dei frammenti è..
" Si fermò improvvisamente e disse, ad una giovane donna che veniva loro incontro ridente < Sei incredibile anche tu: bellissima... > < Come anch'io? E l'altra chi è? " > < La Sicilia...Donna anche lei: misteriosa, implacabile, vendicativa; e bellissima..Come te. >
C'è molta verità in queste parole. Come in tutto il romanzo, che vi consiglio di leggere.
Spero di non avervi annoiato, e anzi di avervi fatto sentire più Siciliani almeno per un momento! Alla prossima :)
Davide
Ho appena finito di leggere " Il giorno della civetta " , romanzo di Leonardo Sciascia, con l'intento devo dire ancora molto "nebbioso" di prenderne spunto per un eventuale discorso all'esame di maturità che terrò tra poco meno di un anno. È uno dei romanzi che più mi è piaciuto, ed è per questo che, dopo averlo letto già una volta, ho scelto di rinfrescarmi la memoria e quindi riprenderlo in mano. Linguaggio che si può definire semplice nella struttura, anche se non capisco bene come mai tanti affermano che non lo è, forse perchè è pienissimo di un linguaggio figurato, che è tanto caro a noi Siciliani che con l'immaginazione ci viviamo, e quindi ci viene abbastanza facile capirlo e assimilarlo.
È un romanzo che ha come tema centrale la mafia, che viene raccontata più come quotidaneità che come un mondo a parte. Infatti, il protagonista è il Capitan Bellodi, proveniente dall'emilia per andare nel profondo Sud e sbattere contro tantissimi muri che cominciano a coinvolgerlo in una spirale senza fine, come la mafia stessa è.Crimini, sotterfugi, conoscienze, barbieri che sanno tutto di tutti, fucili non in regola e capi mafia che hanno bene in mente chi sia uomo e chi no.
Ho chiamato questo post in questo modo perchè voglio trascrivere alcuni pezzi che mi sono piaciuti.Pochi, ma significativi.
Cominciamo con il modo in cui il capo mafia don Mariano Arena cataloga gli uomini tutti. Uno dei pezzi più significativi del romanzo, a mio avviso.
"Io" proseguì don Mariano "ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, chè mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono coe i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha pià senso e più espressione di quella delle anatre."
Non vi è mai capitato di cercare di capire la vera essenza di quest'isola senza mai venirne a capo? Lo sapeva pure Sciascia, chi più di lui.
Adesso vi trascrivo il mio pezzo preferito in assoluto.
Adesso vi trascrivo il mio pezzo preferito in assoluto.
" Aveva voluto parlare a un ufficiale, parendogli il brigadiere incapace di cogliere il suo loico rabesco. E ciò discendeva dal fatto, pensava il capitano, che la famiglia è l'unico istituto veramente vivo nella coscienza del siciliano: ma vivo più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo stato, quello che per noi è lo stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse, il servizio militare, la guerra, il carabiniere. Dentro quell'istituto che è la famiglia, il siciliano valica il confine della propria naturale e tragica solitudine e si adatta,in una sofistica contrattualità di rapporti, alla convivenza. Sarebbe troppo difficile chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato. Magari si infiammerà dell'idea dello Stato o salirà a dirigerne il governo: ma la forma precisa e definitiva del suo diritto e del suo dovere sarà la famiglia, che consente più breve il passo verso la vittoriosa solitudine "
È la concezione perfetta del siciliano, pensateci un pò: le vere regole, i veri valori, belli o brutti che siano, ma che caratterizzeranno la nostra vita, saranno sempre frutto della nostra famiglia. Mi direte, ma non è per tutti così? Ebbene, penso che per il Siciliano ciò rimanga sempre, la famiglia non si tocca, sputa su tutto quello che vuoi, ma non sulla famiglia, e soprattutto ogni volta che avrò in mano il potere, sempre una famiglia, una cricca, dovrà essere, perchè è lì che trovo rifugio e la mia amata solitudine, ma anche il mio vero potere.
Purtroppo tale concetto, come evidenzia il testo, ha molte connotazioni negative quando ci spostiamo sul fattore criminalità. E di famiglie se ne sanno tante. Mi sa che questa concezione è molto italiana, e non solo siciliana. Un pò come la teoria del padrone.
Alla fine del romanzo, quando il capitano torna a Parma, incontra i suoi vecchi amici, e ne vengono fuori dialoghi a doppia faccia, quella curiosa dei suoi amici verso la Sicilia, e quella sua, sofferente per questa terra, che tanto lo ha umiliato ma che continua ad attirarlo.
Uno dei frammenti è..
" Si fermò improvvisamente e disse, ad una giovane donna che veniva loro incontro ridente < Sei incredibile anche tu: bellissima... > < Come anch'io? E l'altra chi è? " > < La Sicilia...Donna anche lei: misteriosa, implacabile, vendicativa; e bellissima..Come te. >
C'è molta verità in queste parole. Come in tutto il romanzo, che vi consiglio di leggere.
Spero di non avervi annoiato, e anzi di avervi fatto sentire più Siciliani almeno per un momento! Alla prossima :)
Davide
venerdì 20 luglio 2012
388° Festino di S. Rosalia, cosa ho visto.
Il Festino, sicuramente una delle più belle giornate dell'anno a Palermo, una festa non solo per i devoti ma anche per chi vuole sentire tutta l'anima di Palermo in strada, con tutti i suoi lati positivi e negativi.
Ho atteso molto il Festino quest'anno, perchè pensavo a una festa finalmente degna del suo nome e della sua storia, e devo dire che le iniziative di quest'anno le ho apprezzate. Va bene che il tutto è stato organizzato in fretta e furia, però nonostante ciò sono riusciti a fare un buon lavoro, un carro decente e un intrattenimento più organizzato.
A proposito di organizzazione.. Nella mia passeggiata di sabato mattina in bici ho visto delle cose stupende nella loro piccolezza di palermitanità! Un uomo con il lapino che provava per bene lo speaker del suo mezzo, e gente che riempiva di scotch frigoriferi mezzi rotti per fermare il cartello con scritto " Si vende acqua e coca cola ", e lì in cattedrale, dove il carro era fermo in attesa della sera, ho assistito a delle scene comiche in cui palermitani si lamentavano della Santuzza perchè più simile a Belen che alla santa stessa, per il suo totale bianco (che manifestava purezza), nessuna decorazione e le forme un pò troppo evidenti.
" Ma a cu stamu purtannu st'annu 'nno carru? Chista a santa èè?"
..e proprio all'interno del cortile c'era l'elefante che doveva sfilare davanti il carro, simboleggiante l'etnia Tamil presente nella nostra città: " ma chi cos'è st'elefante? Chi ssemu a catania, semu? C'avianu a miattiri 'na bella aquila, no l'elefante! Nuatri ri Paliemmu cu catania semu accussì! (facendo scontrare le dita con la punta) "
C'erano turisti inglesi che erano quasi spaventati per quelle voci così sparse nella calma mattutina della cattedrale, e mi è toccato spiegargli cosa stava accadendo: commento degli inglesi sulla santuzza? " She's so sexy! " ecco, anche loro si sono accorti della sua sensualità, non propria della santa.
Di ritorno da Via Messina Marine, una calma apparente, frigoriferi in mezzo alla strada abbandonati al loro Bellolampiano destino, bancarelle con merce ammassata tutta a un euro, dove entro poche ore si sarebbero buttate tante mamme palermitane alla ricerca dell'occasione, e tantissimi venditori che dormivano tranquillamente nelle panchine, vicini a due ragazzi che stavano preparando centinaia di pullanche per la sera, per arrivare poi a Piazza Kalsa, dove Chiluzzo era prontissimo per le sue delizie, panelle e crocchè, carduna, babbaluci e i ristorantini con le griglie belle pronte per i pesci per la sera!
Arriva la sera, mi dirigo in cattedrale, stavolta volevo vedere tutto dall'inizio! Luci colorate nella Cattedrale, fuochi d'artificio tutti attorno le guglie, uno spettacolo stupendo. Si, io amo la nostra Cattedrale, è una delle più belle del mondo secondo la mia opinione! Parte il carro con la musica, parte l'elefante con dietro tutte le rappresentanze delle etnie palermitane (gente stupenda) e poi, dopo tanto tempo, parte il carro della Santuzza, che quest'anno si è fatta attendere veramente tanto! Durante l'attesa a Porta Felice (nel frattempo tramite viuzze ero arrivato all'inizio del fiume di persone!) c'erano delle stracchiole nei balconi della Porta.
A parte il fatto che mi stavano di un antipatico assurdo, le ho invidiate perchè ho sempre sognato di salire là sopra! All'arrivo del carro con davanti Orlando, ho visto scene spiacevoli ma molto veritiere, che mi aspettavo.
" Ollandoooo, u travagghiu, vogghio u travagghiu! " " Travagghiu pi giovani!! Ollandooooo! " e lui che salutava e ammiccava a tutti. Dopo mi sono trasferito a Piazza Kalsa.. non l'avessi mai fatto! Non so quante volte ho rischiato di rimanere sotto ad un motorino, che correvano velocissimi in tutte le viuzze, con tanto di " vigili " al centro. In Piazza, il delirio: macchine che non sapevano dove andare, ancora scooter, puzza di pesce, frutta e verdura marcia a terra, uno sporco assurdo, nebbia impregnata di stigghiola e gente non molto piacevole!
In via Lincoln, 7, ancora una volta " vigili " stavamo fermi in strada convincendo la gente di essere là per non lasciar passare nessuno. Si, infatti era pieno di macchine e scooter pure là. Tutt'assieme la festa sembra trasformarsi in una tragedia, almeno per me! La gente che ho trovato in via Lincoln era assurda. Buttava TUTTO a terra, non quello che poteva cadere, ma proprio TUTTO! bicchieri, piatti, cibo, bottiglie, carta di vario tipo, il panino che non andava. Schifato me ne torno a casa prima della fine dei fuochi d'artificio, durati più o meno 20 minuti e senza masculiata!
Amia e Gesip che fino alla mattina di lunedì, anche dalla notte di domenica, hanno lavorato per mettere tutto in ordine, e devo proprio dirlo, sono passato dalla stessa via Lincoln lunedì, e la situazione era migliorata molto.
| La Cattedrale con luci bianche |
| Ingresso laterale della Cattedrale con luci colorate |
| Statua della santa allestita nella viuzza in cui è nato l'uomo a cui è apparsa la santa |
| Cattedrale illuminata di blu |
| Cattedrale illuminata di rosso |
| Porta Felice |
| La statua di S.Rosalia sopra il carro |
| Il carro di S.Rosalia |
Questo è il festino che ho visto, un saluto a tutti!
Nonostante tutto, viva palermo e santa rosalia.
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